Contatti: 333.38.86.193

oppure potete usare il nostro modulo online.

 

 

Il paese di Piobbico

Situato nell'Appennino umbro-marchigiano, sorge su di una vallata chiusa tra due montagne, monte Nerone (1526 m) e monte Montiego (975 m), ed è bagnato dai fiumi Biscubio e Candigliano, che si uniscono proprio nel centro abitato. Il territorio presenta scorci paesaggistici e naturalistici affascinanti, inoltre son presenti importanti testimonianze storiche sia monumentali che naturali (geologiche, ipogee).

L'origine del nome Piobbico risale all'epoca romana: in seguito alla guerra sociale, tutti i territori non ribellatisi a Roma avrebbero dovuto ottenere il "diritto di cittadinanza". Al termine della guerra sociale i territori vennero centuriati, ma la parte a ridosso del monte Nerone rimase esclusa dalle assegnazioni e rimase ager publicus. Negli anni publicus evolve in plobicus, plobici fino all'attuale Piobbico.

La presenza dei fiumi, delle cavità naturali hanno consentito l'insediamento di alcune popolazioni fin dalla preistoria su questi territori, come lo testimoniano alcuni ritrovamenti, frecce ed utensili vari. Si hanno poi testimonianze degli etruschi, romani, ma la vera storia del paese si identifica con la famiglia Brancaleoni.

Attorno all'anno 1000 il territorio fu affidato come feudo a questa famiglia, e per quasi cinque secoli il paese si è sviluppato sotto il loro dominio. In questi anni sorge il castello, il borgo sottostante, le chiese, tutta la parte vecchia del paese, e le varie ville e villaggi attorno, che poi conseguentemente all'abolizione del feudalesimo si incorporano al villaggio di Piobbico.

Dall'inizio del XII secolo Piobbico fu una signoria dei Brancaleoni che arrivò a dominare l'intera Massa Trabaria, ma per essersi opposta prima al cardinale Albornoz, poi a papa Martino V perdette definitivamente i suoi possessi a vantaggio dei Feltreschi nella metà del XV secolo. Solo nel 21 dicembre 1827 per decreto di Leone XII Piobbico diviene comune autonomo, e suo stemma sarà un braccio nudo che tiene sollevata una rovere.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

La maggior parte dei monumenti presenti risalgono al periodo di insediamento della famiglia Brancaleoni.

Castello dei Brancaleoni; eretto nel XIII secolo, rimaneggiato in seguito e trasformato nel 1573-1587 in una splendida dimora rinascimentale, lasciato in grave abbandono e deturpato nel dopoguerra all'interno, è stato sottoposto negli ultimi anni a radicali lavori di restauro. Si presenta oggi come un complesso di costruzioni aggiuntesi al nucleo primitivo e allungate sul crinale del roccione che domina il centro dell'ampio bacino dove si distende il paese. Entrati nella residenza spicca il cortile d'onore, progettato dall'architetto Baccio Pontelli e fatto costruire dal Conte Guido Antonio I Brancaleoni, capitano del duca Federico da Montefeltro. La costruzione risale al decennio 1470-1480. Questo cortile rettangolare, circondato da un portico ad arcate sostenute da colonne doriche, richiama il più ampio e maestoso cortile del palazzo di Urbino. All'interno del palazzo è possibile ammirare la camera del conte Antonio II detta “Camera Greca”. La stanza è affrescata con episodi di storia e mitologia Greca realizzati nel 1585 da Giorgio Picchi, scultore durantino, mentre gli stucchi sono opera della scuola del Brandani, in quanto lo scultore morto nel 1575, non riuscì a terminare l'opera. Nelle sale del palazzo hanno sede oggi il Museo civico Brancaleoni e l'Esposizione permanente di abiti e gioielli della collezione Alessandro Righi Luperti.

Chiesa di San Pietro, è situata nel borgo medievale ai piedi del castello, fu sede della Compagnia del SS. Sacramento fondata nel 1562, mentre l'esistenza dell'edificio è documentata sin dal 1348. La chiesa venne ristrutturata nel XVII secolo, come attesta ancora l'iscrizione in una pietra angolare datata 1649. All'interno della chiesa spicca una pala d'altare raffigurante san Pietro ed attribuita a Giorgio Picchi.

Chiesa di Sant Antonio, si trova ai piedi del borgo. Costruita nel 1375 a causa di un voto del conte Antonio Brancaleoni, fu riedificata a seguito del terribile terremoto del 1781.

Chiesa di Santo Stefano, riedificata dai Brancaleoni nel 1784 dopo il terremoto, è di stile barocco. La più importante opera all'interno è la pala "Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto" di Federico Barocci (1593-1680) e una serie di statue di profeti e personaggi biblici.

Santa Maria in Val d'Abisso, è il più antico edificio di culto del territorio piobbichese e risale almeno all'XI secolo. Il santuario sorge proprio ai piedi del monte Nerone, ove secondo la tradizione sarebbe stata rinvenuta l'immagine della Madonna conservata al suo interno. L'impianto attuale, riferibile al XV e XVI secolo, ospita una pala riconducibile a Raffaellino dal Colle e tele di scuola barocca, oltre ad affreschi di scuola umbro-marchigiana. L'interno è a navata unica in stile romanico con il soffitto a capriate. Nell'abside a costoni si ammira un crocifisso di maiolica, a sinistra dell'altare maggiore è collocato un affresco cinquecentesco raffigurante la Vergine con il Bambino.

Fornace, di età romana. Queste strutture antiche sono state ritrovate durante i lavori di restauro di una casa nel centro storico del paese. La fornace presenta due o forse tre camere di cottura distinte ed un complesso ed interessante sistema per il convogliamento dell'aria calda. Sono conservati gli archi in laterizio che sostenevano il piano di cottura e le due bocche di alimentazione, che si aprono in un muro a conci di pietra, che funge nello stesso tempo da contenimento e da facciata.

 

I dintorni

Il territorio comunale di Piobbico è disseminato di rocche e castelli parzialmente ridotti in ruderi sulle alture del paese, che fungevano da posti di guardia, eremi, o vecchie abitazioni dei Brancaleoni. I più importanti sono:

Eremo di Morimondo. Immerso nel verde incontaminato, sono ancora visibili i ruderi dell'antico edificio. La sua esistenza è già attestata all'inizio del secolo XIII e sede di una comunità ascetica che praticava la regola di san Pier Damiani. L'edificio sacro fu scelto come luogo di sepoltura da molti Brancaleoni, sorgeva a ridosso del torrente, ancor oggi detto Fosso dell'Eremo; decadde a partire dal secolo XVII e fu sconsacrato all'inizio del XIX secolo.

I Muracci ovvero Mon de la casa. Su un picco appartenente al massiccio del monte Nerone, a strapiombo sul paese di Piobbico, sorgeva la primitiva dimora dei Brancaleoni, il castello di Mondellacasa, nome con il quale vennero sempre designati i signori di Piobbico. Nel corso del XIII e XIV secolo essi abbandonarono questo antico maniero per trasferirsi più a valle nel castrum di Piobbico, per cui la costruzione cominciò lentamente a decadere, tanto che oggi ne restano solo pochi ruderi, i Muracci.

Castello dei Pecorari. Costruito alla fine del XII secolo, domina il lato sinistro del corso superiore di fiume Candigliano: possesso originario dei Brancaleoni sin dal XIII secolo, nel 1446 passò di mano ai loro rivali Ubaldini, per volontà di Federico da Montefeltro, signore di Urbino. Resta ancora intatta la struttura del poderoso mastio.

Inoltre sono presenti soprattutto nel monte Nerone importanti e numerosi siti naturalistici, forre, grotte. Su di una grotta sono stati ritrovati ossa di Ursus spelaeus risalenti a migliaia di anni fa. I resti sono conservati nel museo civico

 

 

 

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Daniela Rossi